Alberto Carulli

Alberto Carulli

KENDO
Alberto Carulli inizia la pratica del Kendo nel 1981 nel club Miyamoto Musashi sotto la guida di Azeglio Babbini. Il club fu tra i primi promotori del Kendo in Italia e in particolare in Lombardia, aderendo prima all’AIK, la prima associazione di Kendo in Italia, e successivamente alla Fe.N.I.Ke (Federazione Nazionale Italiana Kendo). Dopo un anno di pratica inizia la carriera agonistica partecipando ai campionati a squadre svoltisi a Roma classificandosi al secondo posto, prosegue partecipando a diversi trofei nazionali e regionali in qualità di Taisho (Capitano).
Nel 1985 si ritira dalla pratica per qualche anno, per poi riprendere la pratica nel MuMunKwan Dojo sotto la guida di Kim Taek Joon sensei, già allora 8° Dan e massimo esponente del Kendo in Italia. Lì conosce Giancarlo Smurra, Leo Sabato e Claudio Bresciani, tutti e tre 5° Dan che lo aiuteranno a crescere. Come membro del MuMunKwan Dojo organizza e prende parte alle numerose edizioni del Trofeo MuMunKwan, una delle maggiori competizioni dell’epoca in Italia, dove ottiene ottimi risultati con diversi secondi posti e un importante classificazione al terzo posto nell’edizione del 2003 vinta dalla nazionale Sud Coreana.Parallelamente ai successi agonistici supera anche diversi esami di grado, conseguendo il 5° Dan nel 2018 a Lubiana dove raggiunge il terzo posto nel trofeo individuale.
Nel 2013 apre il suo dojo, legato al MuMunKwan Borghetto Lodigiano, nelle strutture della ASD La Corte.
Conseguimento 1° Dan nel 1994 a Ferrara da Hopson sensei
Conseguimento 2° Dan nel 1999 a Ferrara da Kubo sensei
Conseguimento 3° Dan nel 2002 a Sportilia (FC) da Aoki sensei
Conseguimento 4° Dan nel 2006 a Sportilia (FC) da Taguchi sensei
Conseguimento 5° Dan nel 2018 a Lubiana da Hirakawa sensei

 

Kendo, “La via della spada”, esprime l’essenza delle arti marziali giapponesi. Dal suo primo governo, durante il periodo Kamakura (1185-1233), l’utilizzo della spada, insieme all’equitazione e il tiro con l’arco, sono stati tra i maggiori interessi nella preparazione militare dei diversi clan che si contendevano il territorio. Il kendo si sviluppò sotto una forte influenza del buddismo zen, per cui il samurai sentiva indifferenza della propria vita nel bel mezzo della battaglia la quale era considerata necessaria per la vittoria nei combattimenti individuali. A partire da quei tempi molti guerrieri sono stati rappresentati nella pratica del kendo, gli stessi che costituirono le prime scuole tra cui Itto-Ryu (tecnica ad una spada) e il Muto (scuola senza spada).
Evolutosi dalle tecniche di combattimento del kenjutsu, il kendo è oggi una disciplina “etico-sportiva”, dove il fine ultimo della pratica è il miglioramento di sé stessi attraverso la spada. Oggi al posto della katana si usano delle spade di legno (bokken) per i “kata”, mentre per gli esercizi comuni, i combattimenti e le competizioni, si usa la shinai (composta da quattro stecche di bambù tenute insieme da parti in pelle) e si indossa un’armatura (bogu) composta da elementi separati che proteggono testa (men), tronco (do e tare), mani ed avambracci (kote). L’abbigliamento indossato sotto il bogu, in cotone, comprende una giacca (kendogi o keikogi) e l’hakama.

 

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